Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK

Retrospettiva Luchino Visconti al Kino Regina

Data:

01/09/2020


Retrospettiva Luchino Visconti al Kino Regina

La carriera artistica di Luchino Visconti è stata piuttosto fuori dal comune; ha avuto inizio solamente in piena maturità, verso i 40 anni. L’esperienza acquisita precedentemente […] gli è stata di grande aiuto col tempo anche nella regia.

Possedeva una leggendaria capacità: riusciva ad ottenere il meglio per ogni progetto, nel teatro, nell’opera o nel cinema, tanto dai suoi attori che dagli altri colleghi. La peculiarità del suo metodo consisteva nel far trovare a ciascuno di loro gli aspetti umani rilevanti e nel metterli in condizione di interpretarli nel contesto del momento: dagli spettacoli storici alle saghe familiari operaie.

Ossessione (1943) è stato il punto di partenza del neorealismo italiano, anche se in realtà, questa tendenza si sarebbe sviluppata solo alla fine della guerra. Tuttavia le caratteristiche fondamentali si trovano già nell’adattamento cinematografico ispirato al romanzo di James M. Cain, Il postino suona sempre due volte ambientato sulle rive del fiume Po. La vita vi appare semplice e brutale, le persone toccanti e quasi commoventi nella loro fisicità, comuni e reali in tutta la loro passione.

Per il regime, tanto per quello fascista quanto successivamente per i governi democristiani, il film era troppo duro. Per questa ragione, giudicato un aristocratico che aveva adottato una visione comunista del mondo, Visconti è diventato uno degli artisti più criticati del paese.

Visconti aveva partecipato alla lotta partigiana nella fase conclusiva del conflitto e aveva preso parte alla direzione di un documentario-inchiesta sulla guerra Giorni di gloria (1945). L’altro suo documentario, andato a lungo perduto, Appunti su un fatto di cronaca, è stato ultimato sei anni dopo.

La terra trema (1948) era stato originariamente concepito come un documentario, ma l’ispirazione al romanzo di Verga, I Malavoglia, gli ha conferito la forma narrativa del film tanto che l’opera diventata una delle più perfette realizzazioni degli ideali del cinema neorealista. I pescatori siciliani raccontano, in questa pellicola, una storia che si svolge nel loro paese e parla delle loro vite. La critica più severa mossa contro questo film è quella dei neorealisti “estremisti” che affermano che considerano l’opera troppo bella e perfetta dal punto di vista formale.

Bellissima (1951) rappresenta la svolta dal neorealismo al comico. La madre, interpretata da Anna Magnani, intende far diventare la piccola figlioletta una bambina prodigio. I sogni comunque si scontrano contro la cinica realtà dell’industria cinematografica. In questo film tuttavia la famiglia è rappresentata unita contrariamente a tutte le altri opere di Visconti.

La Magnani è stata la stella di Visconti ed è la protagonista anche nel film a episodi Siamo donne (1953). Gli episodi sono interessanti, in diverso modo commoventi e comici e riflettono i cambiamenti di direzione nella carriera di Visconti.

Senso (1954) ha costituito una enorme consacrazione in direzione della ricostruzione storica, connotata da una analisi gramsciana sul processo di Unificazione dell’Italia, ovvero della storia del Risorgimento.

Visconti ha mostrato che grandiosità e melodrammaticità non escludono in nessun modo la possibilità di una pungente critica politica. Le reazioni severe e in parte addirittura furiose della censura, delle forze armate e della stampa politica verso quest’ultima pellicola ne costituiscono una prova. Il film non ha superato intatto queste vicissitudini, ma nonostante i parziali tagli risulta emozionante tanto da costituire un capolavoro profondamente ironico nella sua intensità e nella sua piena sensualità.

Le notti bianche (1957) rappresenta anch’esso un nuovo inizio, anche se è rimasto una sorta di risultato isolato in direzione del racconto onirico. Un film nel quale Visconti ha mostrato di essere pienamente in grado di italianizzare i caratteri che sono piuttosto tipici della letteratura russa.

Elementi, fattori e accenti di tale letteratura sono presenti anche nel film Rocco e i suoi fratelli (1960) che in realtà costituisce ed è considerato uno dei più italiani tra i film italiani. Ha rappresentato in parte il ritorno al neorealismo poiché ha mostrato come le circostanze sociali condizionino la vita dell’uomo e come allo stesso tempo a costui rimanga spazio in abbondanza per commettere errori e sconvolgere sia la propria vita che quella di chi gli sta intorno. Per alcuni la tragedia familiare risulta devastante, altri riescono a costruirsi una vita migliore. Accanto alla dimensione tragica nel film non mancano elementi di humour e di calore umano.

 

Traduzione dal finlandese a cura di Pierluigi Forni tratta dal testo di Henry Bacon pubblicato sul sito http://www.kava.fi/.

 

Si prega di notare che le date degli eventi e i dettagli sono soggetti a modifiche. Il programma aggiornato è disponibile sul sito di Kino Regina.

Informazioni

Data: Da Mar 1 Set 2020 a Dom 8 Nov 2020

Organizzato da : KAVI Istituto Audiovisivo Finlandese

In collaborazione con : IIC Helsinki

Ingresso : A pagamento


Luogo:

Kino Regina, Helsinki

924